Lunarcana
Rider-Waite-Smith · La Luna (1909)

· SUI TAROCCHI ·

Sui tarocchi

Non l’annuncio di ciò che verrà — uno specchio dal vetro più profondo.

Settantotto carte, come un manoscritto che ogni generazione ricopia a modo suo: ogni volta che lo apri, quello che leggi sei tu.

Pamela Colman Smith / A. E. Waite, 1909 · pubblico dominio · da Wikimedia Commons

Origine

Ai tarocchi si continua ad attribuire una mistica egizia che non hanno mai avuto. La loro forma più antica documentata è un gioco di carte del Quattrocento, nato nelle corti dell’Italia settentrionale — Milano, Ferrara, Bologna — dove si chiamava semplicemente gioco dei trionfi, e solo più tardi tarocchi. Era un passatempo signorile, con regole di presa e di sopravanzo come ne avevano tanti; l’iconografia veniva dall’allegoria religiosa, dalla simbologia cavalleresca e dal teatro di piazza di quegli anni. Il Papa, Gli Amanti, La Ruota, La Morte non erano misteri per nessuno: erano l’arredo spirituale ordinario di un europeo del Quattrocento.

Ciò che li ha tenuti in vita per sei secoli non è la prova che «funzionino», ma il fatto che la loro struttura raccoglie le storie più antiche che gli esseri umani si raccontano su sé stessi: partire, essere messi alla prova, perdere, mutare, tornare.

Mazzo Visconti-Sforza · Il Carro
Fra i più antichi oggetti tarocchici sopravvissuti: il mazzo Visconti-Sforza (Milano, intorno al 1450), le cui carte si attribuiscono a Bonifacio Bembo.

Una storia breve

I tarocchi non sono stati inventati in un giorno preciso. Sono un fiume ridisegnato da molte mani. Ecco otto punti che vale la pena tenere a mente.

  1. Visconti-Sforza · La Papessa
    Anni 1440Italia · Milano

    Un gioco di carte di corte

    I pittori di corte di Milano, Ferrara e Bologna ricevono commissioni per mazzi di settantotto carte dipinte a mano e dorate, destinati alle famiglie ducali. Ventidue trionfi portano soggetti religiosi e allegorici: è il seme di ciò che molto più tardi si chiamerà arcani maggiori. Nessuna lettura, ancora: si gioca, e si gioca sul serio.

  2. Tarocchi di Marsiglia di Nicolas Conver · 1760
    1760Francia · Marsiglia

    Il modello marsigliese

    L’edizione del cartaio Nicolas Conver fissa lo standard che regolerà due secoli di Tarot de Marseille: tratto xilografico netto, tavolozza ridotta a quattro colori, numerali astratti. Conviene ricordare da dove arriva quel modello: dalla filiera lombardo-piemontese che aveva già varcato le Alpi con gli stampatori e le compagnie di ventura. Marsiglia non inventa i tarocchi, li normalizza — ed è la forma di passaggio fra il gioco e la lettura.

  3. Court de Gébelin · incisione dal Monde primitif
    1781Francia · Parigi

    Nasce il mito egizio

    Nel Monde primitif, Antoine Court de Gébelin dichiara che i tarocchi sono il superstite Libro di Thot, un testo sapienziale scampato alla biblioteca di Alessandria. L’affermazione non poggia su un solo documento, ma possiede un’immaginazione irresistibile — e fissa i tarocchi allo scaffale dell’occulto per sempre. È anche il momento in cui la genealogia lombarda scompare dal racconto.

  4. Tarocchi di Etteilla · Les Astres
    1791Francia · Parigi

    Il primo mazzo pensato per la lettura

    Il parrucchiere e occultista Etteilla (Jean-Baptiste Alliette) pubblica il primo mazzo concepito per l’interpretazione anziché per il gioco, con significati sistematici per la posizione dritta e per quella rovesciata. Nasce il mestiere di chi legge le carte su commissione.

  5. Albero della Vita cabalistico
    1888Inghilterra · Londra

    La Golden Dawn

    L’Ordine Ermetico della Golden Dawn fissa le corrispondenze fra tarocchi, Albero della Vita cabalistico, astrologia e quattro elementi — e dà per la prima volta alle carte una grammatica che si può insegnare.

  6. Rider-Waite-Smith · Il Matto
    1909Inghilterra · Londra

    Il mazzo Rider-Waite-Smith

    A. E. Waite, membro dell’Ordine, commissiona all’artista Pamela Colman Smith un mazzo nuovo. La novità: per la prima volta tutti e cinquantasei gli arcani minori portano una scena intera — non più «quattro coppe», ma «una figura di spalle davanti a tre coppe in piedi, che guarda le due rovesciate ai suoi piedi». L’immagine diventa lingua.

  7. Mazzo Thoth · Museum of Witchcraft and Magic
    1944Inghilterra · Londra

    Il mazzo Thoth

    Aleister Crowley e la pittrice Lady Frieda Harris lavorano cinque anni a The Book of Thoth e al mazzo Thoth. Sulle carte numerali Thoth incide direttamente le parole chiave dei decani della Golden Dawn: è lo strato di sapere più fitto del tarocco moderno.

  8. Carl Gustav Jung · anni Trenta
    Dagli anni Sessanta a oggiSvizzera / mondo

    Jung e la svolta psicologica

    Carl Jung non ha mai studiato i tarocchi, eppure le sue nozioni di archetipo e di inconscio collettivo aprono una lettura nuova: le immagini non proiettano una sorte esterna, rendono visibili figure interne. Quasi tutti, oggi, quando stendono le carte praticano Jung senza saperlo.

Tre tradizioni vive

Delle centinaia di mazzi oggi in commercio, quasi tutti discendono da uno di tre tronchi. Sono tre dialetti della stessa lingua: chi ne legge uno con scioltezza fatica poco con gli altri.

Tarocchi di Marsiglia · La Stella

Marsigliese

Tarot de Marseille · XV–XVIII secolo

Temperamento
Arcaico, geometrico, trattenuto.
Forma
Gli arcani minori mostrano soltanto numerali astratti e disposizioni di figure elementari (quattro denari, cinque bastoni) — nessuna scena.
Come si legge
«Numero × elemento». Cinque di Coppe: uno squilibrio nel dominio degli affetti. La carta dà lo scheletro, chi legge mette il resto.
Adatto a
Chi ama il minimalismo e la deduzione ordinata, e non chiede all’immagine un appoggio narrativo.
Rider-Waite-Smith · L’Eremita

Rider-Waite-Smith

· In uso qui ·

RWS · 1909

Temperamento
Narrativo, leggibile, l’immagine fatta lingua.
Forma
Tutte e settantotto le carte portano una scena, una figura, una micro-espressione. Gli arcani minori sono interamente drammatizzati.
Come si legge
«Scena + simbolo». Il gesto, la direzione, la tavolozza e lo sfondo dicono già mezza frase: chi legge la porta a termine.
Adatto a
Chi comincia, chi legge per intuizione, chi usa i tarocchi per scrivere e per parlarsi. Tutte le letture di questo sito poggiano sul RWS.
Mazzo Thoth

Thoth

Thoth · 1944

Temperamento
Filosofico, denso, modernista.
Forma
Ogni carta fonde decano astrologico, sentiero cabalistico e lettera ebraica in una sola proiezione geometrica.
Come si legge
«Parola chiave + corrispondenza». Una carta sola parla su tre registri insieme: astrologico, numerico, cabalistico.
Adatto a
Chi ha già una base tarocchica e gravita verso astrologia, cabala e sistemi simbolici.

Che cosa sono i tarocchi — e che cosa non sono

È la sezione che conviene rileggere. Chiedi troppo o troppo poco a questo strumento e lo strumento si rompe in mano.

Sono
  • Uno strumento di proiezione strutturato. Le immagini sono abbastanza antiche e abbastanza dense da lasciar salire in superficie ciò che dentro di te non ha ancora un nome.
  • Un diario con settantotto inneschi archetipici. Ogni carta è un taglio, una forma di domanda già pronta.
  • Una pausa rituale. Mescolare, tagliare, stendere: bastano questi gesti a riportare l’attenzione dall’evento al presente.
  • Uno specchio dal vetro più profondo. Non mostra ciò che verrà, ma il modo in cui stai guardando adesso la tua situazione.
Non sono
  • Non una macchina per annunciare l’avvenire: non dicono quando qualcuno richiamerà, se un esame risulterà positivo, se un investimento salirà.
  • Non la radiografia di un’altra persona: una lettura su un terzo descrive il tuo rapporto con lui, non lui.
  • Non un sostituto della competenza: per questioni mediche, legali o psichiche ci si rivolge a professionisti qualificati.
  • Non una sentenza: perfino La Torre e La Morte non sono mai il punto finale di una sorte, soltanto una dinamica in movimento.

Uno sguardo psicologico

Se si vuole spiegare in termini contemporanei perché i tarocchi servano a qualcosa, il paragone più onesto è quello con i test proiettivi: la famiglia delle macchie di Rorschach e del Thematic Apperception Test.

Davanti a una carta semanticamente ricca ma aperta nel significato, la mente va a prendere il sentimento, la preoccupazione o la domanda più sveglia in quel momento e li usa per «completare» la figura. Credi di leggere la carta. In realtà la stai usando come lastra su cui si sviluppa la tua immagine.

  • Perché la stessa carta si legge in modo diverso in giorni diversi: perché diverso sei tu.
  • Perché «formulare una domanda vera» e «pescare per gioco» danno letture incomparabili: la prima proietta una domanda, la seconda no.
  • Perché la parte più precisa di una lettura fatta per qualcun altro descrive spesso la tua situazione: stai usando la sua domanda per guardare te.
Sedersi con onestà e guardare la propria situazione per mezz’ora: è già una rarità tale da somigliare a un lusso.

Intesi così, i tarocchi escono dal «paranormale» e rientrano fra gli strumenti della conoscenza di sé. Non hanno bisogno di una spiegazione trascendente per reggersi in piedi, e non perdono nulla se non l’hanno.

Rider-Waite-Smith · La Papessa
La Papessa · RWS (1909) — il sapere interno dietro il velo, lo strato che non è ancora passato per le parole.

Convivere con le carte

Qualche appunto distillato da chi le frequenta da molti anni, per chi comincia e per chi è già in cammino.

  1. Prima la domanda, poi il mazzo.

    A una domanda confusa risponde una lettura confusa. Sostituisci «che cosa devo fare» con «quale parte di questa faccenda sto evitando»: il volto delle carte cambia all’istante.

  2. Non ripetere la stessa domanda.

    Se la situazione non si è mossa, tirare di nuovo significa strappare la risposta che si desidera, non quella onesta. Lascia passare un intero ciclo emotivo prima di tornare sullo stesso tema.

  3. Scrivi.

    Una lettura detta a voce viene riscritta dalla memoria entro ventiquattr’ore. Annota le carte, le posizioni e la tua prima reazione istintiva: un mese dopo l’arco reale si vede da sé.

  4. Né reliquia né giocattolo.

    È uno strumento. Trattalo come tratti la penna e il quaderno: con cura, senza timore.

  5. Se una lettura ti scuote, fermati.

    Il disagio non è un «avvertimento»: è la carta che tocca qualcosa che sapevi già e non volevi guardare. In quel momento non serve un’altra stesa, serve compagnia — un’amica, oppure una persona competente.

La posizione di Lunarcana

Trattiamo i tarocchi come un grimorio digitale: uno strumento di diario con settantotto inneschi archetipici.

Ogni lettura, qui, è testo generato, non parola annunciata. È uno specchio che ti viene porto, non il copione della tua giornata di domani.

Da usare per

  • Riflessione
  • Rito
  • Dialogo con sé

Da non usare per

  • Al posto di una diagnosi medica
  • Al posto di una consulenza legale
  • Al posto di una valutazione psichiatrica
  • Al posto di una conversazione vera dentro una relazione

Che queste settantotto carte, nelle sere in cui scegli di fermarti, ti facciano un pezzo di strada accanto.

Crediti delle immagini

Tutte le immagini di questa pagina provengono da Wikimedia Commons, in pubblico dominio o segnalate dalla comunità come liberamente riutilizzabili.

UsoFonte
Apertura · La LunaWikimedia
Origine · Il Carro ViscontiWikimedia
Anni 1440 · La PapessaWikimedia
1760 · MarsigliaWikimedia
1781 · GébelinWikimedia
1791 · EtteillaWikimedia
1888 · Albero della VitaWikimedia
1909 · Il MattoWikimedia
1944 · Vetrina ThothWikimedia
Anni 1960 · JungWikimedia
Tradizione · La Stella marsiglieseWikimedia
Tradizione · L’Eremita RWSWikimedia
Psicologia · La PapessaWikimedia

Ultimo aggiornamento: aprile 2026 · Lunarcana