Dodici figure chiave
Ordine cronologico, dall’erudito francese dei Lumi al regista cileno-francese ancora in vita nel 2026. Apri le schede per leggere biografia e opere.
La linea
Messi in un albero genealogico, i dodici si dispongono con nettezza. Court de Gébelin e Etteilla, a fine Settecento, spostano i tarocchi dal gioco alla lettura. Lévi e Mathers, nell’Ottocento, li saldano alla cabala. Waite e Pamela Colman Smith, con il mazzo Rider del 1909, danno al sistema una forma visiva e lo diffondono. Crowley e Frieda Harris, nel Thoth dipinto fra il 1938 e il 1943, portano la sistematizzazione al suo limite. Campbell, che di tarocchi non scrisse mai una riga, fornisce l’ossatura narrativa con il monomito. Greer e Pollack, negli anni Ottanta, introducono la psicologia junghiana e quella del racconto e compiono il perno moderno: dalla pratica occultistica all’attenzione rivolta a sé. Jodorowsky, dagli anni Novanta, si volta indietro e restaura la linea marsigliese nel frattempo trascurata.
La linea non è priva di fratture. Crowley e Waite erano in dissenso serio; Pollack criticò pubblicamente alcune posizioni di Crowley. Dal punto di vista di chi legge oggi, però, le opere di questi dodici formano insieme lo zoccolo di sapere che sta sotto qualunque mazzo tu possa comprare in libreria. Vale la pena ripeterlo: la materia prima su cui hanno lavorato era italiana — i trionfi milanesi e ferraresi del Quattrocento, il tarocchino bolognese — mentre la costruzione teorica è avvenuta in francese e in inglese. Riportare la lettura in italiano non è dunque un’operazione di traduzione: è un rientro.
Due fra le peggiori cancellazioni della storia dei tarocchi riguardano altrettante artiste. Pamela Colman Smith ha illustrato le settantotto carte del mazzo più influente del Novecento; per decenni il suo nome è comparso su quelle carte soltanto come «P.C.S.», in un angolo. Il mazzo veniva venduto come «tarocchi Rider» o «tarocchi Rider-Waite», dove Rider era l’editore. Solo con lavori come Women of the Golden Dawn di Mary Greer (1995) e con la ricerca degli anni Duemila si afferma la dicitura «Rider-Waite-Smith», o «Waite-Smith». Pamela quella correzione non l’ha vista: morì nel 1951 in povertà e fu sepolta, con ogni probabilità, in una fossa senza nome.
Lady Frieda Harris è il caso parallelo. L’invenzione artistica del mazzo Thoth è in larghissima parte sua — la sua formazione in geometria proiettiva, la sua mano, le sue trattative con Crowley schizzo dopo schizzo. Per mezzo secolo la formula «i tarocchi di Crowley» ha coperto l’intero spettro manualistico. L’esposizione del 1942 alle Berkeley Galleries fu il suo momento di visibilità pubblica; il riconoscimento serio e autonomo della sua arte comincia soltanto negli anni Duemila. I due casi insieme consegnano un’osservazione di struttura: anche la produzione del sapere sui tarocchi, come quella di qualsiasi altro campo, ha il proprio racconto centrato sugli uomini, ancora da correggere.