Prima del XIV secolo
Origini · Dall’Oriente all’Europa
Le prime tracce documentate di carte affini ai tarocchi non vengono dall’Europa. Vengono dall’Egitto mamelucco della metà del Trecento: un mazzo a quattro semi, dieci numerali per seme più alcune figure di corte, che le rotte mercantili del Mediterraneo portano in Andalusia e a Venezia prima ancora che in Europa esista una tradizione autoctona di carte da gioco.
Arrivate in Italia, queste carte circolano sotto il nome di naibi, o semplicemente di carte da gioco: attrezzatura da svago. Nessuna fonte coeva le associa a un uso interpretativo, a una dottrina segreta o a una sapienza egizia. Stanno nei palazzi accanto ai dadi e agli scacchi, e nessuno le tratta come un libro.
Figure chiave
- Sultanato mamelucco (Egitto)
- Rotte mercantili Venezia – Andalusia
Intorno al 1440
Rinascimento · I mazzi Visconti-Sforza
A metà del Quattrocento Filippo Maria Visconti, duca di Milano, e poi il suo successore Francesco Sforza commissionano ai pittori di corte alcuni mazzi dipinti a mano e rifiniti in foglia d’oro, che oggi si raccolgono sotto il nome di Visconti-Sforza; le carte attribuite a Bonifacio Bembo sono le più belle e le più discusse. Qui, per la prima volta, la fila dei trionfi porta un’iconografia tutta sua — L’Imperatore, Il Papa, La Torre, La Stella, La Luna, Il Sole — e fornisce il prototipo visivo di ciò che molto più tardi si chiamerà arcani maggiori.
Nello stesso torno d’anni i registri della corte estense attestano a Ferrara i primi trionfi, mentre Bologna avvia la linea che porterà al tarocchino, il mazzo ridotto a sessantadue carte su cui si giocherà per secoli. Il gioco dei tarocchi, allora, è un gioco di prese, di meccanica non lontana dal tressette; le immagini dei trionfi attingono all’allegoria rinascimentale e alla figurazione cristiana, non a una dottrina nascosta. Leggere il Visconti-Sforza come origine della grammatica visiva dei tarocchi, e non di una tradizione esoterica, resta la lettura storicamente prudente.
Figure chiave
- Filippo Maria Visconti
- Francesco Sforza
- Bonifacio Bembo (attribuzione)
- Corte estense di Ferrara
「I tarocchi sono stati immagine prima di essere significato.」
XVI – XVIII secolo
Il Tarot de Marseille · la normalizzazione
Quando nel Cinquecento la xilografia si diffonde, la carta da gioco si stacca dalla committenza signorile ed entra nel mercato. Marsiglia, nel mezzogiorno francese, diventa uno dei grandi centri di stampa: decine di botteghe pubblicano versioni concorrenti che a poco a poco convergono verso un tipo unico. Ciò che oggi chiamiamo Tarot de Marseille non è un mazzo, è una famiglia editoriale.
Conviene però dire da dove arriva quel tipo: dalle botteghe lombarde e piemontesi, i cui modelli avevano già varcato le Alpi con gli stampatori e con le compagnie di ventura. Marsiglia eredita e fissa, non inventa. L’edizione del 1760 del cartaio Nicolas Conver è la più diffusa e stabilisce i quattro semi, i ventidue atouts e l’impianto di ogni carta. Gli arcani minori, a quella data, sono ancora ripetizioni di emblemi di seme, senza alcuna scena narrativa. Per tutto il periodo marsigliese i tarocchi restano prima di tutto un gioco: le testimonianze documentarie di un uso interpretativo sono pressoché assenti.
Figure chiave
- Nicolas Conver (1760)
- Jean Noblet
- Jean Dodal
- Botteghe cartarie lombardo-piemontesi
Anni 1770 – 1780
La svolta oracolare · Court de Gébelin ed Etteilla
Nel 1781, nell’ottavo volume della sua enciclopedia Le Monde primitif, l’erudito massone Antoine Court de Gébelin pubblica un saggio destinato a fare scuola: i tarocchi sarebbero il residuo di un libro egizio perduto, il cosiddetto Libro di Thot. La storiografia e l’egittologia hanno smontato la tesi senza appello — nessun documento, nessun papiro, nessun reperto lega i tarocchi all’Egitto antico. Per noi il prezzo di quel saggio è doppio: alla leggenda egizia si accompagna la cancellazione di una genealogia lombarda che era invece documentata da tre secoli.
Eppure è proprio quell’ipotesi smentita ad aprire la strada all’interpretazione moderna delle carte. Poco dopo, Jean-Baptiste Alliette, sotto lo pseudonimo di Etteilla, pubblica i primi mazzi e i primi manuali pensati espressamente per la lettura e non per il gioco, agganciando ogni carta a un elemento, a un pianeta, a un significato astrologico. Da qui l’immagine dei tarocchi come strumento di interpretazione entra nella cultura occidentale: su un fondamento storico falso, ma con una discendenza di scuole assai reale. Quasi tutto ciò che viene dopo è una correzione o un ampliamento di questo momento.
Figure chiave
- Antoine Court de Gébelin
- Jean-Baptiste Alliette (Etteilla)
「Una tesi smentita può fondare lo stesso una pratica intera.」
1888 – 1903
L’Ordine Ermetico della Golden Dawn
Fondato a Londra nel 1888, l’Ordine Ermetico della Golden Dawn è il vero snodo moderno dei tarocchi. I suoi membri collegano per la prima volta in modo sistematico la cabala ebraica, l’astrologia occidentale, la magia cerimoniale e il mazzo: i ventidue arcani maggiori vanno in corrispondenza con le ventidue lettere ebraiche e i ventidue sentieri dell’Albero della Vita, gli arcani minori si distribuiscono sulle dieci sefirot e sui quattro elementi, le carte di corte coprono i trentasei decani dello zodiaco.
Samuel Liddell MacGregor Mathers e William Wynn Westcott ne sono gli architetti; fra i membri si incontrano A. E. Waite, Aleister Crowley, il poeta W. B. Yeats e la pittrice Pamela Colman Smith. Il documento interno Book T fissa l’insieme delle corrispondenze, e quella tabella resta lo scheletro nascosto di quasi tutto il tarocco anglofono contemporaneo. Che si legga il Waite-Smith o il Thoth, si leggono due rami dello stesso albero.
Figure chiave
- Samuel Liddell MacGregor Mathers
- William Wynn Westcott
- A. E. Waite
- Aleister Crowley
- Pamela Colman Smith
1909
Il mazzo Waite-Smith
Nel 1909 A. E. Waite, ormai staccato dalla Golden Dawn, si unisce a Pamela Colman Smith, anche lei già membro dell’Ordine e pittrice di mestiere, per pubblicare presso Rider & Co. il mazzo che l’uso chiama Rider-Waite e che sarebbe più giusto chiamare Waite-Smith. L’autrice visiva è Smith: per la prima volta nella storia dei tarocchi ogni arcano minore riceve una scena narrativa compiuta — le coppe rovesciate del Cinque di Coppe, l’artigiano al banco dell’Otto di Denari.
Quella sola scelta estetica cambia tutto. Gli arcani minori smettono di essere ripetizione di emblemi e diventano tavole che si leggono come scene: su questo poggia l’intera lettura intuitiva contemporanea. Quasi tutti i mazzi moderni, Lunarcana compreso, discendono per via visiva dal Waite-Smith, anche quando lo stile del disegno se ne allontana del tutto. Smith ricevette un compenso una tantum e per decenni il suo nome rimase fuori dal titolo del mazzo; la riparazione di quell’omissione è ancora in corso.
Figure chiave
- Arthur Edward Waite
- Pamela Colman Smith
- Rider & Co.
「Pamela Colman Smith ha trasformato i numerali da motivo ornamentale in racconto.」
dipinto 1938 – 1944 · pubblicato 1969
Il mazzo Thoth di Crowley
Dal 1938 Aleister Crowley lavora con la pittrice Lady Frieda Harris al mazzo che si chiamerà Thoth. Harris, artista di formazione solida e attratta dalla geometria proiettiva, rifonde ogni carta in un vocabolario déco; Crowley, nel testo di accompagnamento The Book of Thoth, spinge la rilettura cabalistica e astrologica ben oltre la Golden Dawn. Ribattezza alcuni arcani maggiori — La Forza diventa Lust, La Giustizia diventa Adjustment — e riscrive per intero le carte di corte in Cavaliere, Principe, Regina, Principessa.
Le tavole sono finite nel 1944, ma il mazzo esce come edizione commerciale soltanto nel 1969: Crowley era morto nel 1947, Harris nel 1962. Il Thoth resta, accanto al Waite-Smith, il secondo mazzo di riferimento del tarocco contemporaneo, caro soprattutto a chi arriva alle carte dalla magia cerimoniale. La sua densità simbolica e la sua difficoltà grafica ne fanno un mazzo che si incontra tardi, non all’inizio.
Figure chiave
- Aleister Crowley
- Lady Frieda Harris
Dal 1945 a oggi
Dopo il 1945 · psicologia e pluralità
Dopo la seconda guerra mondiale i tarocchi escono dai circoli chiusi degli ordini magici e rientrano in un campo culturale più largo. Carl Gustav Jung non ha mai scritto direttamente delle carte, ma la sua teoria degli archetipi offre alla controcultura degli anni Settanta la cornice psicologica delle letture che vi fioriscono: Sallie Nichols, in Jung and Tarot (1980), legge la fila degli arcani maggiori come ciclo di individuazione, e per molti principianti quell’arco resta ancora la narrazione d’ingresso.
Negli stessi anni il cineasta cileno-francese Alejandro Jodorowsky rimette in circolo la tradizione marsigliese e la riallaccia all’iconografia rinascimentale italiana anziché alla struttura cabalistica della Golden Dawn. Sul versante degli studi, Mary K. Greer rifonda dagli anni Ottanta la storiografia del tarocco unendo ricerca d’archivio e rilettura femminista: il suo Women of the Golden Dawn ha restituito visibilità alle figure che la cronaca scritta dagli uomini aveva coperto. In Italia, intanto, le carte erano già passate in letteratura: nel Castello dei destini incrociati (1969, ampliato nel 1973) Italo Calvino costruisce un libro intero sui trionfi del Visconti-Sforza e del Marsigliese, facendo raccontare a ogni carta un pezzo di storia.
Dal 2010 circa l’editoria indipendente ha moltiplicato i mazzi: illustratrici autoprodotte, piccoli editori, figure non binarie, mitologie non europee, ricerche d’arte contemporanea. I tarocchi smettono di essere un sistema chiuso e diventano una lingua simbolica aperta, e Lunarcana è una voce dentro questa generazione.
Figure chiave
- Carl Gustav Jung (influenza indiretta)
- Sallie Nichols
- Alejandro Jodorowsky
- Mary K. Greer
- Italo Calvino
In sei secoli i tarocchi sono stati, a turno, gioco di prese, libro figurato rinascimentale, presunto frammento egizio, proiezione cabalistica, specchio junghiano, autoritratto di artiste contemporanee. Ogni strato ha lasciato la sua traccia e ogni strato è stato corretto da quello successivo. Quando oggi stendi una carta sul tavolo non leggi una tradizione sola: leggi il sedimento di otto epoche sovrapposte, la prima delle quali è nata a poche ore di strada da chi legge questa pagina. È esattamente per questo che l’oggetto non si esaurisce.