Lunarcana

· FAMIGLIE DI MAZZI ·

Famiglie di mazzi

Sei secoli, tre linee estetiche — e il motivo per cui lo scaffale dei tarocchi, oggi, ha questo aspetto.

Nessun mazzo contemporaneo nasce dal nulla, e per chi legge in italiano questa non è una notizia astratta: le carte più antiche che si conoscano sono state dipinte a Milano, per i Visconti e poi per gli Sforza, intorno al 1450. Da quel ceppo lombardo — e dal tarocchino che a Bologna diventa gioco di società nel Cinquecento — discendono le tre linee che si trovano oggi su qualunque scaffale: la xilografia geometrica marsigliese del Settecento, la rivoluzione scenica degli arcani minori nel Rider-Waite-Smith del 1909, il simbolismo geometrico-proiettivo del Thoth di Crowley e Harris.

Le scelte estetiche di ciascuna linea decidono come un mazzo si legge in mano: se i numerali raccontino una storia o lascino un vuoto, se la tavolozza sia sobria o satura, se i trionfi portino soltanto cifre romane oppure anche corrispondenze astrologiche. Questa pagina percorre le tre famiglie — collocazione storica, mazzi di riferimento, firme visive, punti di forza e limiti — e aggiunge una guida all’acquisto pensata per chi compra in Italia, più una nota breve su oracoli, sibille ed editori indipendenti.

Le tre famiglie

Le tre famiglie non si escludono a vicenda: chi legge può possederle tutte e tre e cambiare mazzo secondo il tipo di domanda. Qui sotto il ritratto di ciascuna.

Marsigliese

XVI–XVIII secolo, in stampa ancora oggi

Geometrico, sobrio, xilografico — i numerali portano solo il segno del seme ripetuto, senza scena.

Il Marsigliese è la famiglia più antica dei tarocchi a stampa, e conviene dire subito una cosa che i manuali anglofoni dimenticano volentieri: di marsigliese ha soprattutto il nome. Il figurato che nel 1760 l’incisore Nicolas Conver fissa a Marsiglia in settantotto legni arriva in Provenza risalendo una filiera lombardo-piemontese — cartai milanesi, soldati di ritorno, tipografie fra Torino e Lione che stampavano lo stesso disegno. L’estetica di famiglia si riconosce a colpo d’occhio: linea incisa, campiture piatte di cinabro, azzurro e oliva, trionfi numerati in cifre romane senza corrispondenze astrologiche e — soprattutto — numerali, dal due al dieci di ogni seme, che portano soltanto il segno del seme ripetuto tante volte quanto il valore. Il Due di Coppe sono due coppe in simmetria; il Dieci di Coppe sono dieci coppe disposte a rosone. Nessuna figura umana, nessuna quinta scenica.

Questo numerale senza scena rende la lettura marsigliese più semiotica che narrativa: si compone numero, seme e posizione invece di leggere un’immagine. È più astratto del Rider-Waite-Smith e chiede a chi legge più di quanto la pagina suggerisca. Molti praticanti di lungo corso lo trattano come il latino dei tarocchi: non la porta più facile, ma una volta che lo si legge si vede l’ossatura dell’intero sistema. La stessa famiglia ha un ramo italiano che vale la pena conoscere — il Tarocco Soprafino inciso da Carlo Dellarocca a Milano nel 1835 per la fabbrica di Ferdinando Gumppenberg, figurato marsigliese ripassato dal neoclassicismo lombardo e probabilmente il più elegante mai stampato in Italia, e il Tarocco Piemontese, che è poi il mazzo con cui in Piemonte si gioca ancora a tarocchi la domenica.

· Exemplars ·

  • Nicolas Conver · 1760

    L’incisione che diventa lo standard marsigliese

  • Tarocco Soprafino · Carlo Dellarocca

    Milano, per la fabbrica Gumppenberg; oggi ristampato da Il Meneghello e in edizione Lo Scarabeo

· Strengths ·

  • La linea classica più pura — la più vicina al tarocco popolare europeo, quello che si giocava prima ancora di essere letto
  • La simbologia dei trionfi è nuda, senza gli strati astrologici ed ebraici sovrapposti dall’occultismo ottocentesco
  • I numerali vuoti lasciano spazio a chi legge: molti praticanti preferiscono la tensione di una carta che non legge al posto loro

· Caveats ·

  • Chi comincia fatica sui numerali — nessuna figura, nessuna scena, solo il segno del seme ripetuto
  • A chi si è formato sui minori narrativi di Waite il Marsigliese può sembrare astratto e freddo

Rider-Waite-Smith

Pubblicato nel 1909, influente ancora oggi

Numerali interamente scenici — ogni arcano minore è una scena con figure e azione.

Il Rider-Waite-Smith, in sigla RWS, esce a Londra dall’editore Rider nel dicembre 1909: testo di Arthur Edward Waite, settantotto tavole di Pamela Colman Smith. La sua rivoluzione non riguarda i trionfi — lì Waite ricalca in buona parte gli archetipi marsigliesi — ma il trattamento interamente scenico dei quaranta arcani minori. Dopo il 1909 il Tre di Spade non è più tre spade: sono tre spade che trafiggono un cuore sotto nuvole di tempesta. L’Otto di Coppe non è più otto coppe: è una figura ammantata che si allontana verso un monte lontano. Le scene hanno reso leggibili i minori, e quella leggibilità è la ragione per cui nel Novecento il RWS è diventato lo standard didattico di fatto.

Vale la pena aggiungere ciò che i manuali inglesi raccontano di rado. L’idea di illustrare per intero i minori non nasce a Londra: nasce in Italia nel 1491, con il Sola-Busca, l’unico tarocco quattrocentesco completo giunto fino a noi e il primo in assoluto ad avere tutti e settantotto i soggetti figurati. Il British Museum ne conservava le fotografie dal 1907, e Pamela Colman Smith le vide — il Tre di Spade, il Dieci di Bastoni e il Sette di Spade del RWS derivano visibilmente da quelle incisioni. Vista da qui, la rivoluzione del 1909 è il ritorno di un’invenzione italiana di quattro secoli prima; e il Sola-Busca, acquistato dallo Stato italiano nel 2009, si può andare a vedere alla Pinacoteca di Brera, a Milano. Un secolo dopo il RWS, quasi tutti i mazzi in commercio sono sue derivazioni: stile nuovo, figure nuove, simboli ricolorati sul luogo, ma la struttura narrativa dei numerali resta quella.

· Exemplars ·

  • Rider · edizione originale

    Dorso a «rose e gigli»; prima tiratura fra il dicembre 1909 e l’aprile 1910

  • Derivazioni contemporanee

    Centinaia di mazzi d’autore l’anno derivati dal RWS; in Italia Lo Scarabeo ne stampa diversi con libretto italiano

· Strengths ·

  • Accogliente per chi comincia — i numerali scenici offrono appigli narrativi dal primo giorno
  • L’ecosistema più vasto: manuali, video, gruppi di lettura e strumenti si allineano di default al RWS
  • Densità simbolica media — più semplice del Thoth, più esplicito del Marsigliese

· Caveats ·

  • Può suonare come «la risposta standard» — chi pratica da anni ne conosce la stanchezza estetica
  • Alcune figure portano l’immaginario borghese britannico di inizio Novecento; le derivazioni recenti spesso lo correggono

Thoth

Dipinto fra il 1938 e il 1943, pubblicato nel 1969

Cabala, astrologia e geometria proiettiva — il mazzo più sistematico dei tre.

Il Thoth mette insieme il testo di Aleister Crowley e la pittura di Lady Frieda Harris, condotta a Londra fra il 1938 e il 1943, sotto i bombardamenti. Crowley pubblica nel 1944 il volume di accompagnamento, The Book of Thoth; il mazzo però esce soltanto nel 1969, ventisei anni dopo la fine dei dipinti — Crowley era morto nel 1947, Harris nel 1962, nessuno dei due lo vide stampato. L’estetica nasce dagli esperimenti di Harris con la geometria proiettiva: ogni carta si legge come una sezione fra diagramma esoterico e ricerca formale, e a un occhio abituato all’astrattismo europeo degli anni Trenta non suona affatto estranea.

La differenza di fondo rispetto al RWS è la sistematicità. Ogni carta porta la corrispondenza astrologica, l’attribuzione cabalistica del sentiero e il lessico proprio di Thelema. Imparare il Thoth significa imparare insieme l’impalcatura del sistema crowleyano: è la soglia che lo rende prima scelta per chi studia astrologia o cabala, ed è la stessa soglia che lo fa sembrare inutilmente severo a chi voleva soltanto esercitare l’attenzione sulle proprie giornate.

· Exemplars ·

  • Crowley-Harris · prima edizione

    Pubblicato dall’Ordo Templi Orientis; nessuno dei due autori vide la stampa

  • Tarocchi di Haindl

    Il ramo di lingua tedesca della linea Thoth, con simboli nordici, indiani e nativi americani

· Strengths ·

  • Il mazzo più sistematico: zodiaco, cabala, lettere ebraiche ed elementi mappati per intero
  • Prima scelta per chi studia astrologia o cabala — l’impalcatura delle corrispondenze è utilizzabile così com’è
  • Estetica inconfondibile: la geometria proiettiva di Harris non ha equivalenti nelle altre due famiglie

· Caveats ·

  • Curva d’apprendimento ripida — accanto ai tarocchi si impara il lessico thelemita
  • Le controversie biografiche su Crowley allontanano alcuni lettori; il valore documentario del mazzo resta indipendente dalla sua persona

· Comparison ·

Estetica dell’immagine
Marsigliese ·Linea xilografica / cinabro, azzurro, oliva / simmetria geometrica
RWS ·Acquerello narrativo / tavolozza calda di terre / scene figurative
Thoth ·Geometria proiettiva / toni scuri e metallici / mosaico simbolico fitto
Arcani minori (i numerali)
Marsigliese ·Senza scena — solo il segno del seme ripetuto
RWS ·Scena piena — ogni numerale è un piccolo quadro leggibile
Thoth ·Scena ridotta, più le etichette astrologiche e cabalistiche
Densità simbolica
Marsigliese ·Bassa — massimo spazio libero per chi legge
RWS ·Media — appigli narrativi con dettaglio rinunciabile
Thoth ·Alta — ogni angolo porta una corrispondenza di sistema
A chi si addice
Marsigliese ·Chi ha esperienza / ama la semiotica / rinuncia agli appigli figurativi
RWS ·Chi comincia / vuole leggere una storia
Thoth ·Chi studia astrologia o cabala / non teme il lessico tecnico

Dove sta Lunarcana

Lunarcana si innesta sul substrato Rider-Waite-Smith — numerali scenici, archetipi dei trionfi riconoscibili, convenzioni di parole-chiave allineate a Waite — perché chi si è formato su un manuale o su un video costruito sul RWS possa cominciare a leggere qui senza attrito. Sul piano visivo, invece, prendiamo la strada del manoscritto e della carta disegnata a mano: fondo avorio smorzato, oro usato come segnale di soglia e nient’altro, sottili tracciati alchemici come fregio, e l’elusione deliberata della saturazione e degli scarti di registro fumettistici che segnano molte derivazioni RWS recenti.

Non è l’imitazione di una famiglia né la sintesi delle tre. Consideralo un piccolo ramo della linea RWS: ne raccoglie la leggibilità dei numerali e ne rifiuta le abitudini decorative accumulate in un secolo. Un mazzo digitale non deve assumere la funzione di bell’oggetto da collezione; deve stare fermo sul fondo, perché l’attenzione resti sulla domanda di chi legge.

Guida all’acquisto

Se usi Lunarcana da un po’ e vuoi affiancarle un mazzo di carta, ecco un punto di partenza per profilo di lettura, con l’occhio a ciò che si trova davvero in Italia. Nessuna voce è l’unica risposta e non c’è graduatoria.

· Chi comincia ·

Una qualunque derivazione RWS il cui disegno ti parli — Lo Scarabeo ne stampa diverse con libretto in italiano

L’ecosistema più vasto e la maggior quantità di materiale didattico: si può partire da qualsiasi introduzione di dieci minuti

· Chi arriva dall’astrologia ·

Thoth di Crowley-Harris, oppure i Tarocchi di Haindl

La mappatura più completa fra zodiaco, cabala e lettere ebraiche: si impara l’astrologia e il tarocco nello stesso movimento

· Chi cerca la linea classica ·

Il Tarocco Soprafino di Dellarocca nella ristampa Il Meneghello, o un Tarocco Piemontese di Modiano o Dal Negro

Il figurato marsigliese nella sua versione italiana; e il Piemontese, che costa quanto un caffè e si compra in tabaccheria, è il modo meno solenne di cominciare a maneggiare settantotto carte

· Chi legge in chiave psicologica o junghiana ·

Un mazzo della linea junghiana, sulle tracce suggerite da Sallie Nichols

Chi lavora in chiave junghiana torna spesso all’astrazione marsigliese; questa linea non coincide sempre con l’ultima derivazione RWS uscita

· Chi vuole in mano il patrimonio italiano ·

Un facsimile del Visconti-Sforza, del Sola-Busca o del Tarocchino di Mitelli — li stampano sia Lo Scarabeo sia Il Meneghello

Sono le carte da cui discende tutto il resto: leggere su un Visconti-Sforza significa tenere il ceppo, non una sua traduzione passata dall’inglese

L’epoca degli indipendenti

Dopo il 2010 Kickstarter e le piattaforme di finanziamento dal basso hanno prodotto quasi ogni mese un’ondata di mazzi indipendenti: illustratrici, fumettisti e artisti digitali ridisegnano le settantotto carte nella propria lingua visiva. È la ramificazione più ampia nella storia editoriale del tarocco — un mercato deciso per un secolo da tre o quattro case ha generato in un decennio migliaia di mazzi nuovi. La faccia luminosa è che prospettive culturali plurali entrano finalmente nell’immaginario. La faccia in ombra è che alcuni mazzi cambiano soltanto lo stile del disegno senza ripensare i significati, e chi compra si ritrova fra le mani un mazzo che sotto la pittura si legge esattamente come un RWS.

In questa vicenda l’Italia non è spettatrice. Lo Scarabeo, fondata a Torino nel 1987, è oggi uno dei pochi editori al mondo che stampi tarocchi in serie e li distribuisca in una decina di lingue: buona parte dei mazzi che si comprano a Londra o a Chicago esce da una tipografia piemontese. Il Meneghello di Osvaldo Menegazzi, a Milano, lavora dall’altro capo della scala — tirature piccole, colorazione a mano, facsimili dei mazzi storici italiani — ed è la ragione per cui un Soprafino o un Tarocchino di Mitelli si possono ancora tenere fra le dita invece che guardare in fotografia. Per il tarocco da gioco restano Modiano a Trieste e Dal Negro a Treviso. Nella scelta di un mazzo indipendente conta comunque più la nota dell’autore che le anteprime: sta ridisegnando l’estetica o sta ricostruendo i significati?

Questa pagina non raccomanda mazzi indipendenti specifici: ne escono di nuovi ogni mese, le raccomandazioni invecchiano in fretta e il sito prova a restare alla stessa distanza da tutti gli autori. Per scelte concrete, i gruppi italiani di lettori e i thread settimanali sui mazzi di r/tarot sono più aggiornati di quanto questa pagina possa essere.

Oracoli · tarocchi · Lenormand

I tarocchi hanno una struttura fissa di settantotto carte: ventidue trionfi più quattro semi da quattordici. Marsigliese, RWS o Thoth che sia, quest’ossatura non cambia. Consideralo il mazzo condiviso da chi legge in tutto il mondo — giochiamo tutti varianti dello stesso strumento di fondo, ed è il motivo per cui un Dieci di Denari dice qualcosa anche a chi ha in mano un mazzo che non hai mai visto.

Un mazzo di oracoli quella struttura non ce l’ha. Il numero di carte varia — spesso quarantaquattro, cinquantadue, sessantaquattro — e il tema e il sistema di simboli sono ciò che decide l’autore. Oracoli lunari, oracoli di piante, oracoli di animali: la categoria somiglia a un insieme di appigli meditativi composto da una sola mano. Oracoli e tarocchi non si sostituiscono a vicenda. L’oracolo guadagna coerenza tematica dentro il singolo mazzo e perde il lessico comune fra un mazzo e l’altro.

Il Lenormand è un sistema a sé: trentasei scene di vita quotidiana tratte dall’immaginario popolare tedesco dell’Ottocento, lette in combinazione — i gruppi di carte si modificano a vicenda — e non per posizione. In Italia la nicchia corrispondente è occupata dalle sibille, mazzi ottocenteschi da trentasei o cinquantadue carte con una grammatica loro. Pagina dedicata in arrivo.

Carta o schermo

Il valore proprio di un mazzo di carta sta nel tatto: lo scorrere delle carte l’una sull’altra mentre si mescola, il peso del taglio, il minimo attrito del polpastrello quando si gira una figura. È una traccia di memoria del corpo, e negli anni diventa parte del ritmo con cui si legge. Molti la descrivono in termini di respiro — un mazzo usato a lungo si accorda con il tempo della mano e persino con i pensieri che tornano.

Il valore proprio di un mazzo digitale è la portabilità e il fatto di essere presente ovunque: sta in tasca, non chiede manutenzione, si usa a letto alle undici di sera senza poi dover raccogliere niente dal pavimento. E fa cose che la carta non può fare — animazione, transizione, interpretazione immediata, storico consultabile a mesi di distanza.

Non sono in opposizione. Molti arrivano a un assetto stabile: il mazzo di carta per le domande grandi, quelle che meritano il tavolo sgombro e mezz’ora; il mazzo digitale per la nota quotidiana, tre righe prima di dormire. Lunarcana non chiede di abbandonare la carta e non spinge a trasferirsi del tutto nei pixel. Usa ciò che in questo momento ti risulta naturale leggere.