Che cosa significa il Sole
Nel vocabolario iconografico della tradizione occidentale il Sole è la figura della luce cosciente. Non è soltanto il corpo solare del cielo, è l’intera facoltà dell’attenzione desta — l’io nella sua forma più nobile, la persona che è uscita allo scoperto e accetta di essere guardata. Dove La Luna governa il riflesso, l’intuito e il detto a metà, Il Sole è discorso diretto: chiarezza, vitalità, il calore che porta a maturazione ciò che era già stato piantato nell’ombra.
Le letture ermetiche, dalla Picatrix rinascimentale fino alla Golden Dawn, assegnano il Sole al centro-cuore dell’Albero della Vita — la sefirah Tiphareth, la bellezza come punto armonizzato in cui l’alto e il basso si toccano. Nei tarocchi il Sole porta quindi un peso doppio: è la luce diurna sotto cui la crescita diventa visibile, ed è l’archetipo della persona integrata, quella che si può guardare senza che abbassi lo sguardo. L’italiano possiede su questo simbolo un testo fondativo che non ha bisogno di glosse: il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi, che è anche il primo testo letterario della nostra lingua, comincia lodando messer lo frate Sole — «lo quale è iorno, et allumini noi per lui». Il sole vi è insieme parente, luce e prova che si è al mondo.
Come il Sole compare nel mazzo
Il sole è presente in modo pieno sull’arcano che ne porta il nome, dove Pamela Colman Smith lo dipinge come un grande volto dai molti raggi sospeso sopra un giardino murato, i girasoli rivolti in alto, un bambino nudo a cavallo di un cavallo bianco sotto uno stendardo. A.E. Waite, nella Pictorial Key, presenta la scena come l’anima finalmente uscita dal buio in una gioia semplice e non più nascosta.
Lo stesso corpo celeste ritorna più sommessamente altrove. Dietro Il Matto sorge basso nel cielo — l’alba in cui il viandante mette il primo piede fuori, testimone e insieme garanzia del ritorno. Su La Morte sta fra due torri lontane sulla linea dell’orizzonte: un sole che tramonta ed è anche un sole che sorge, la prova pittorica che quel cancello funziona in entrambi i sensi. Lette insieme, queste tre carte risolvono il simbolo in una frase sola: il Sole segna i momenti in cui la vita acconsente a essere illuminata, che sia sulla soglia, alla fine o nella pienezza dell’arrivo.
Le carte che portano il Sole
Tre carte del mazzo collocano il Sole dentro la scena dipinta.
Passa il puntatore su uno spillo per vedere dove si trova il simbolo sulla carta.
Il Matto
Su Il Matto il sole sta basso e alle spalle, illumina il primo passo del viandante senza pretendere di essere guardato — testimone paziente più che meta.
· Leggi questa carta →La Morte
Su La Morte il sole è ridotto a un piccolo disco infilato fra due torri: illuminazione esattamente sulla soglia in cui una forma finisce e un’altra si leva attraverso lo stesso varco.
· Leggi questa carta →Il Sole
Su Il Sole l’astro è tutto il cielo — occhi aperti, raggi alternati dritti e ondulati per la corrente maschile e quella femminile, la luce diurna sotto cui una persona può finalmente stare nuda.
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Il Sole appartiene alla categoria Paesaggio — i tratti lenti del cielo, della terra e dell’acqua che incorniciano la figura umana. Conviene leggerli accanto a lui.
Fonti più antiche
Waite non inventò l’immaginario solare che fece dipingere. Lo Shamash babilonese, il Ra egizio e il disco di Aton, l’Elio ellenistico che guida la quadriga: tutti stanno in una filiera lunga in cui il sole visibile viene letto come il volto visibile dell’ordine cosciente. La Picatrix, il manuale ermetico latino che raggiunge l’Europa nel XIII secolo, elenca il Sole fra i sette pianeti che governano le attribuzioni magiche; la Golden Dawn, a fine Ottocento, eredita la cosa e fissa il Sole al sentiero di Resh e alla sefirah Tiphareth, nel cuore dell’Albero.
L’Italia ha aggiunto a questa filiera due contributi che vale la pena tenere accanto alla carta. Il primo è il Cantico di frate Sole, composto da Francesco d’Assisi attorno al 1224: il sole non vi è un dio né un pianeta, è un fratello maggiore che porta la somiglianza dell’Altissimo — un modo di guardare il cielo che non è né adorazione né astronomia, ma parentela. Il secondo è La Città del Sole di Tommaso Campanella, scritta nel 1602 in una prigione napoletana: una città immaginaria costruita a cerchi concentrici attorno a un tempio solare, dove il sapere è dipinto sulle mura e la luce è il principio del governo. Fra questi due estremi — il fratello e l’utopia — sta tutto ciò che il simbolo può fare: riscaldare e organizzare. Il bambino, i girasoli e il giardino murato dipinti da Smith sono il suo contributo personale del 1909, posato su una fondazione profonda circa quattro millenni.


