Perché i tarocchi hanno dei pianeti
Il legame fra tarocchi e astrologia è tardo, ma non arbitrario. I mazzi marsigliesi e le xilografie che li precedono non portano alcuna attribuzione planetaria esplicita; il sistema che questa pagina dispiega è in sostanza opera dell’Ordine Ermetico della Golden Dawn (Londra, dal 1888), codificato nel Book T di Mathers e reso pubblico da Crowley nel Liber 777. La mossa della Golden Dawn è stata leggere i ventidue arcani maggiori come i ventidue sentieri dell’Albero della Vita e assegnare a ciascun sentiero una lettera ebraica, un segno o un pianeta e un elemento — il mazzo diventava così un unico diagramma coerente di corrispondenze.
L’ordine tolemaico dei pianeti — Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno — ci arriva dagli astrologi ellenistici del II secolo ed è rimasto canonico fino alla scoperta di Urano nel 1781. Ogni attribuzione classica di questa pagina precede i pianeti esterni e sarebbe stata familiare a un astrologo del Rinascimento: Marsilio Ficino, nel De vita coelitus comparanda del 1489, ragionava già in questi termini di temperamenti planetari e di rimedi per la complessione saturnina. Le attribuzioni di Urano, Nettuno e Plutone sono invece l’estensione ottocentesca della Golden Dawn, e qui sotto sono segnalate come tali.
Chi cerca un modello italiano di questa scala ce l’ha in casa. Il Paradiso di Dante sale di cielo in cielo secondo lo stesso ordine tolemaico e assegna a ciascuno una qualità morale: la Luna ai voti incostanti, Mercurio agli spiriti attivi, Venere agli amanti, il Sole ai sapienti, Marte ai combattenti, Giove ai giusti, Saturno ai contemplativi. Non è un pronostico ed è esattamente la stessa grammatica: sette temperamenti come registri in cui una vita può risuonare. Nei tarocchi i pianeti servono allo stesso modo — quando una carta cade, chiedersi che clima porta, lento come Saturno o rapido come Mercurio, diritto come Marte o accogliente come Venere, perché la lettura parli nel registro giusto. Il parapetto è quello che Crowley stesso mette in apertura del 777: le corrispondenze sono mnemoniche e meditative, non deterministiche.
"L’uso principale di queste tavole è mettere il mago in grado di costruire il simbolo di qualunque forza scelga di invocare, nella forma più affine a quella forza."
I dieci pianeti, carta per carta
Ogni blocco qui sotto è un piccolo ritratto: il volto classico del pianeta, la sua firma nei tarocchi e le carte su cui quella firma si legge meglio. I segni indicati per ciascun pianeta sono i domicili tradizionali; i tre esterni moderni — Urano, Nettuno, Plutone — compaiono con le co-reggenze che la Golden Dawn ha loro attribuito, non con il vecchio schema a signore unico.
Dove una carta porta più di un’eco planetaria — La Stella, per esempio, viene talvolta ricondotta all’Acquario e quindi a Saturno per domicilio, invece che a Urano per attribuzione moderna — questa pagina segue l’attribuzione che la Golden Dawn registra nel Book T. Le differenze fra sistemi, Thoth contro Rider-Waite-Smith, soprattutto intorno allo scambio Forza/Giustizia e alle assegnazioni di Stella e Torre, sono citate soltanto dove cambiano davvero la lettura planetaria.
Sole
· Classici ·Sol · Elio · Apollo
Il Sole è la sorgente della visibilità e del calore. Nell’astrologia ellenistica ha domicilio nel Leone ed esaltazione nell’Ariete; nei tarocchi porta le carte più chiare del mazzo, la gioia senza difese del pieno giorno e il centro fermo del cuore. Il Thoth di Crowley e Frieda Harris dipinge le sue carte solari quasi accecanti, oro su oro; il Sole disegnato da Pamela Colman Smith mostra invece un bambino a cavallo sotto un disco solare letterale, contento più che trionfante. Le due letture concordano su una cosa: il dono del Sole non è la potenza, è la leggibilità — il modo in cui una faccenda si mostra quando finalmente si lascia vedere per intero.
- · Segni di domicilio ·
- Leone (domicilio) · Ariete (esaltazione)
· Carte che ne portano la firma ·
- La Forza— coraggio solare; la mano sulle fauci del leone, senza violenza.
- Il Sole— la gioia indifesa, ciò che diventa possibile alla luce piena.
- Tre di Bastoni— Sole in Ariete II, lo sguardo portato oltre il primo orizzonte.
- Sei di Coppe— Sole in Scorpione II, il calore che la memoria trattiene dopo il cambio di stagione.
- Dieci di Spade— Sole in Gemelli III, la luce del giorno dopo una lunga notte della mente.
- Quattro di Denari— Sole in Capricorno III, l’oro che non si vuole lasciar muovere.
- Otto di Denari— Sole in Vergine I, l’apprendista che sorprende la propria luce.
Luna
· Classici ·Luna · Selene · Artemide
La Luna governa le maree del sentire e il territorio che la mente sveglia non riesce a cartografare: il sogno, l’istinto, il sapere proprio del corpo. Il suo segno è il Cancro, la sua esaltazione il Toro; nel mazzo dà le carte che ti vengono incontro quando la lingua ha smesso di aiutare. La Papessa siede davanti a un velo — Rachel Pollack vi legge la soglia di ciò che non è ancora detto; La Luna, diciottesimo arcano, ti mette sul sentiero fra due torri in una mezza luce, dove si legge dalle tracce bagnate rimaste sulla sabbia. Le carte lunari premiano la pazienza come la premia la pesca: la luna non si prende, le si concede di avvicinarsi.
- · Segni di domicilio ·
- Cancro (domicilio) · Toro (esaltazione)
· Carte che ne portano la firma ·
- La Papessa— la soglia lunare; ciò che si sa prima di poterlo pronunciare.
- Il Carro— moto retto dalla Luna; slancio portato attraverso acqua emotiva.
- La Luna— il paese del sogno; ciò che sale in superficie soltanto di notte.
- Nove di Bastoni— Luna in Sagittario II, la veglia notturna che ha imparato a leggere le ombre.
- Quattro di Coppe— Luna in Cancro III, la coppa ritirata dentro la propria marea.
- Due di Spade— Luna in Bilancia I, gli occhi bendati sotto una bilancia lunare.
- Sette di Spade— Luna in Acquario III, il pensiero notturno che prende ciò che non gli appartiene.
- Sei di Denari— Luna in Toro II, la generosità regolata su un flusso e riflusso silenzioso.
Mercurio
· Classici ·Ermes · il messaggero; psicopompo e ingannatore
Mercurio è il pianeta dei passaggi: fra mondi, fra teste, fra la parola e la cosa. Ha domicilio nei Gemelli e nella Vergine, i due segni dell’articolazione — uno si muove fra le persone, l’altra fra il fatto e la ragione — ed esalta nella Vergine stessa, unico caso di coincidenza fra le due dignità. Le carte mercuriali del mazzo sono quelle che girano su una frase sola: Il Bagatto che nomina i suoi strumenti, la lanterna dell’Eremita che sceglie il passo seguente, la scelta per discernimento degli Amanti. Nel Thoth il primo arcano è raddoppiato e triplicato, tre figure in eco, perché Mercurio è sempre già in dialogo con sé.
- · Segni di domicilio ·
- Gemelli · Vergine (domicilio; esaltazione in Vergine)
· Carte che ne portano la firma ·
- Il Bagatto— l’intelligenza svelta del mercurio; il canale che dà il nome alle cose.
- Gli Amanti— discernimento mercuriale; la scelta che gira su una frase.
- L’Eremita— Mercurio attraverso la Vergine; la lanterna che sceglie il passo seguente.
- Otto di Bastoni— Mercurio in Sagittario I, andatura alla velocità del pensiero.
- Tre di Coppe— Mercurio in Cancro II, la lingua che scalda una cerchia di amiche.
- Sei di Spade— Mercurio in Acquario II, la traversata a cui basta la parola giusta.
- Cinque di Denari— Mercurio in Toro I, il messaggio che non arriva in tempo.
- Dieci di Denari— Mercurio in Vergine III, l’eredità come storia finalmente raccontata.
Venere
· Classici ·Afrodite · ciò che accorda i contrari
Venere è il principio dell’attrazione e dell’accordo: ciò che tiene insieme una coppia, ciò che dà dolcezza a un’intesa. Ha domicilio nel Toro e nella Bilancia — terra e aria, il corpo e la misura — ed esalta nei Pesci. Le carte venusiane del mazzo sono quelle in cui la figura riceve invece di dirigere: L’Imperatrice sul trono imbottito, La Giustizia in equilibrio, la carezza silenziosa della Forza sul collo del leone. Pollack legge L’Imperatrice come l’immagine venusiana più densa del mazzo, una grande madre la cui cura è il primo suolo del mondo; il Thoth satura le sue carte di rose, colombe e conchiglie, e Botticelli, tre secoli prima, aveva già dato a quella conchiglia la forma che l’Italia riconosce senza bisogno di didascalia.
- · Segni di domicilio ·
- Toro · Bilancia (domicilio; esaltazione in Pesci)
· Carte che ne portano la firma ·
- L’Imperatrice— Venere in trono; l’abbondanza come sua prima lingua.
- Il Papa— Venere attraverso il Toro, il maestro la cui linea dà forma.
- La Giustizia— Venere attraverso la Bilancia; l’equilibrio letto come relazione.
- Quattro di Bastoni— Venere in Ariete III, la soglia inghirlandata d’edera.
- Due di Coppe— Venere in Cancro I, l’incontro che non è ancora promessa ma è già legame.
- Sette di Coppe— Venere in Scorpione III, l’attrazione tirata in sette forme insieme.
- Cinque di Spade— Venere in Acquario I, l’armonia spezzata perché l’aria si è fatta sottile.
- Nove di Denari— Venere in Vergine II, il giardino coltivato per proprio piacere.
Marte
· Classici ·Ares · il dio della guerra; il taglio
Marte è il pianeta della forza, del taglio, dell’istante in cui una cosa viene decisa. Ha domicilio nell’Ariete e, nello schema classico, nello Scorpione, ed esalta in Capricorno. Le sue carte nel mazzo sono quelle rumorose: lo scettro dell’Imperatore, il fulmine della Torre, le zuffe del Cinque e del Sette di Bastoni. Hajo Banzhaf legge le carte marziali come la spina dorsale della lettura, il punto in cui il mazzo smette di descrivere e comincia a esigere. La Torre del Thoth è la sua immagine più pura: un fulmine che non tratta. Dante, non a caso, mette nel cielo di Marte i combattenti per la fede e vi fa parlare l’avo Cacciaguida — la voce più asciutta e più tagliente del Paradiso.
- · Segni di domicilio ·
- Ariete · Scorpione (domicilio; esaltazione in Capricorno)
· Carte che ne portano la firma ·
- L’Imperatore— Marte strutturato in governo; lo scettro che ordina un regno.
- La Torre— il fulmine di Marte; una struttura che è caduta perché doveva cadere.
- Due di Bastoni— Marte in Ariete I, la forza all’inizio del proprio arco.
- Sette di Bastoni— Marte in Leone III, la collina difesa con ciò che resta.
- Cinque di Coppe— Marte in Scorpione I, la perdita che arriva come ferita e non come sospiro.
- Dieci di Coppe— Marte in Pesci III, una gioia che regge perché ha attraversato il fuoco.
- Nove di Spade— Marte in Gemelli II, la mente che si taglia al buio.
- Tre di Denari— Marte in Capricorno II, la forza messa in riga dal mestiere.
Giove
· Classici ·Zeus · il grande benefico; dilatazione
Giove è il principio dell’ampliamento: la cornice che si allarga, la buona sorte che arriva perché il campo è stato lavorato a lungo. Ha domicilio nel Sagittario e, per la tradizione classica, nei Pesci, ed esalta in Cancro. La Ruota della Fortuna è la sua carta d’elezione — la ruota che Boezio descrive nella Consolazione della filosofia e che Dante riprende nel settimo canto dell’Inferno, dove la Fortuna volve sua spera e beata si gode: moto cosmico, non capriccio. La Temperanza ne porta il lato sagittariale, l’angelo che mescola ciò che prima non si mescolava. Fra le numerali, le carte gioviali arrivano quando un arco lungo finalmente si apre: il rientro della vincitrice nel Sei di Bastoni, la sazietà piena del Nove di Coppe. Giove non inventa, ingrandisce ciò che era già in movimento.
- · Segni di domicilio ·
- Sagittario · Pesci (domicilio; esaltazione in Cancro)
· Carte che ne portano la firma ·
- La Ruota della Fortuna— la ruota di Giove; la cornice si allarga oltre le scelte di chi vi sta dentro.
- La Temperanza— Giove attraverso il Sagittario; l’angelo che mescola i contrari senza versare.
- Sei di Bastoni— Giove in Leone II, il rientro che fa uscire la città ad accogliere.
- Nove di Coppe— Giove in Pesci II, il desiderio che le nove coppe onorano.
- Quattro di Spade— Giove in Bilancia III, una sosta larga quanto un’intera campagna.
- Otto di Spade— Giove in Gemelli I, la gabbia che il pensiero costruisce quando la cornice è diventata troppo larga.
- Due di Denari— Giove in Capricorno I, il giocoliere che un orizzonte ampio rende possibile.
Saturno
· Classici ·Crono · custode del limite; il grande malefico
Saturno è il pianeta del confine, del tempo come vincolo operante, della porta che si chiude per una buona ragione. Ha domicilio in Capricorno e Acquario ed esalta in Bilancia. Le sue carte nel mazzo sono quelle pesanti: il bastone dell’Eremita, la posizione fissa dell’Appeso, il compimento del Mondo. Il Thoth assegna a Saturno anche XV Il Diavolo, perché Saturno in Capricorno è il suo decano; ciò che in una lettura sbrigativa sembra catena, per Crowley è la limitazione materiale insolubile che a un corpo dà finalmente appoggio. Dante colloca nel cielo di Saturno i contemplativi, e vi fa salire la scala d’oro di san Pier Damiano: le carte saturnine premiano la pazienza e non si lasciano mettere fretta.
- · Segni di domicilio ·
- Capricorno · Acquario (domicilio; esaltazione in Bilancia)
· Carte che ne portano la firma ·
- Il Mondo— Saturno che chiude il cerchio; l’intero udito come compimento.
- Dieci di Bastoni— Saturno in Sagittario III, il carico portato fino in fondo all’arco lungo.
- Otto di Coppe— Saturno in Pesci I, partire in piena luce senza affrettarsi a chiamarlo abbandono.
- Tre di Spade— Saturno in Bilancia II, il dolore come struttura che si prende il proprio tempo.
- Sette di Denari— Saturno in Toro III, la pazienza che lascia finire la stagione.
Urano
· Moderni (dopo il 1781) ·Urano · il cielo; il fulmine dei moderni
Urano fu scoperto da William Herschel nel 1781 e accolto nel canone astrologico occidentale nel secolo seguente. La Golden Dawn gli ha dato la co-reggenza dell’Acquario, accanto a Saturno, e gli ha assegnato le carte che girano su una rottura e non su una pendenza: l’intuizione improvvisa, lo strappo senza preavviso, l’idea che arriva da fuori del sistema. La Stella, diciassettesimo arcano, è la sua immagine più nitida nello schema della Golden Dawn: una figura versa acqua sotto un cielo che non somiglia a nessun cielo conosciuto. Leggi le carte uraniane come i momenti in cui la frase precedente non è più la forma giusta per la frase seguente.
- · Segni di domicilio ·
- Acquario (co-reggenza moderna, con Saturno)
Nettuno
· Moderni (dopo il 1781) ·Poseidone · il mare; dissoluzione
Nettuno fu scoperto con il calcolo prima che con la lente: Le Verrier lo dedusse nel 1846 dalle perturbazioni di Urano, e solo dopo il telescopio confermò il punto di cielo indicato. L’astrologia moderna gli assegna la co-reggenza dei Pesci. Nei tarocchi Nettuno è L’Appeso, dodicesimo arcano, nell’attribuzione riveduta della Golden Dawn: la figura la cui sospensione della volontà è insieme una sospensione del tempo. Le carte nettuniane sono acquatiche in un senso diverso dalle Coppe — chiedono che cosa resti quando l’io smette di insistere. L’attribuzione classica del dodicesimo arcano all’elemento Acqua precede Nettuno di secoli; le due letture stanno bene insieme e non si escludono.
- · Segni di domicilio ·
- Pesci (co-reggenza moderna, con Giove)
· Carte che ne portano la firma ·
- L’Appeso— Nettuno nell’attribuzione moderna; l’essere appeso come scioglimento della volontà.
Plutone
· Moderni (dopo il 1781) ·Ade · ciò che è nascosto; mutamento per discesa
Plutone fu individuato nel 1930, così tardi che nessuno dei fondatori della Golden Dawn fece in tempo a vederne l’attribuzione; l’astrologia moderna gli dà la co-reggenza dello Scorpione. Nei tarocchi la firma plutoniana sta nelle carte del mutamento irreversibile: La Morte e Il Giudizio. Non sono finali decorativi — sono il modo in cui il mazzo segnala la soglia oltre la quale la persona che si era non è più raggiungibile. La lettura che Mary K. Greer dà del tredicesimo arcano insiste esattamente su questa distinzione: non la morte come evento, ma la morte come condizione della rinascita. Sotto quest’attribuzione, il Giudizio è il rovescio della stessa soglia — ciò che era sepolto viene richiamato alla luce e reso pronunciabile.
- · Segni di domicilio ·
- Scorpione (co-reggenza moderna, con Marte)
· Carte che ne portano la firma ·
- La Morte— Plutone nell’attribuzione moderna; la soglia oltre la quale la persona di prima non torna.
- Il Giudizio— il volto di resurrezione di Plutone; ciò che richiama alla luce quanto era nascosto.
Una nota sui tre esterni moderni
Urano, Nettuno e Plutone non appartengono alla tradizione ellenistica dei sette pianeti, quella che i magi del Rinascimento hanno ereditato e che Ficino insegnava a Firenze. Urano fu osservato al telescopio nel 1781, Nettuno calcolato e poi avvistato nel 1846, Plutone trovato su lastra fotografica nel 1930. La Golden Dawn, fondata nel 1888, è il primo sistema ad averli accolti dentro uno schema tarocchico ermetico; il Thoth di Crowley, dipinto con Lady Frieda Harris fra il 1938 e il 1944, rifinisce e fissa le attribuzioni moderne presentate qui.
Le letture più antiche di tradizione marsigliese non assegnano affatto Urano, Nettuno e Plutone e lasciano le loro carte sotto i sette classici — La Torre sotto Marte, per esempio, e non sotto Urano inteso come sconvolgitore. Entrambe le posizioni si sostengono. Noi elenchiamo le attribuzioni della linea Golden Dawn e Thoth perché è il sistema su cui poggia il resto del sito, ma chi legge con l’occhio marsigliese non sbaglia: sta semplicemente usando un altro prontuario di stile.