Lunarcana

· CORRISPONDENZE PLANETARIE ·

I sette pianeti classici

E i tre che la modernità ha aggiunto.

La tradizione ermetica legge il mazzo contro un cielo. Molto prima del cannocchiale e secoli prima dell’astrofisica, i sette lumi mobili — i due luminari e le cinque stelle erranti — venivano trattati come le firme visibili di sette temperamenti. La Golden Dawn ha ereditato quello schema intatto e vi ha fissato ciascun arcano maggiore e quasi tutte le carte numerali. Imparare i pianeti vuol dire imparare il timbro su cui ogni carta è accordata.

Questa pagina è un indice rovesciato. Per ogni pianeta trovi un paragrafo di contesto — mito, firma nei tarocchi, mazzi che la marcano di più —, i segni di cui ha il domicilio e le carte che ne portano il tenore. L’elenco delle carte nasce dagli stessi dati di corrispondenza che alimentano ogni pagina di questo sito: resta allineato al mazzo invece di scivolare in una tassonomia popolare parallela.

Perché i tarocchi hanno dei pianeti

Il legame fra tarocchi e astrologia è tardo, ma non arbitrario. I mazzi marsigliesi e le xilografie che li precedono non portano alcuna attribuzione planetaria esplicita; il sistema che questa pagina dispiega è in sostanza opera dell’Ordine Ermetico della Golden Dawn (Londra, dal 1888), codificato nel Book T di Mathers e reso pubblico da Crowley nel Liber 777. La mossa della Golden Dawn è stata leggere i ventidue arcani maggiori come i ventidue sentieri dell’Albero della Vita e assegnare a ciascun sentiero una lettera ebraica, un segno o un pianeta e un elemento — il mazzo diventava così un unico diagramma coerente di corrispondenze.

L’ordine tolemaico dei pianeti — Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno — ci arriva dagli astrologi ellenistici del II secolo ed è rimasto canonico fino alla scoperta di Urano nel 1781. Ogni attribuzione classica di questa pagina precede i pianeti esterni e sarebbe stata familiare a un astrologo del Rinascimento: Marsilio Ficino, nel De vita coelitus comparanda del 1489, ragionava già in questi termini di temperamenti planetari e di rimedi per la complessione saturnina. Le attribuzioni di Urano, Nettuno e Plutone sono invece l’estensione ottocentesca della Golden Dawn, e qui sotto sono segnalate come tali.

Chi cerca un modello italiano di questa scala ce l’ha in casa. Il Paradiso di Dante sale di cielo in cielo secondo lo stesso ordine tolemaico e assegna a ciascuno una qualità morale: la Luna ai voti incostanti, Mercurio agli spiriti attivi, Venere agli amanti, il Sole ai sapienti, Marte ai combattenti, Giove ai giusti, Saturno ai contemplativi. Non è un pronostico ed è esattamente la stessa grammatica: sette temperamenti come registri in cui una vita può risuonare. Nei tarocchi i pianeti servono allo stesso modo — quando una carta cade, chiedersi che clima porta, lento come Saturno o rapido come Mercurio, diritto come Marte o accogliente come Venere, perché la lettura parli nel registro giusto. Il parapetto è quello che Crowley stesso mette in apertura del 777: le corrispondenze sono mnemoniche e meditative, non deterministiche.

"L’uso principale di queste tavole è mettere il mago in grado di costruire il simbolo di qualunque forza scelga di invocare, nella forma più affine a quella forza."
· Aleister Crowley · Liber 777 (1909), Introduzione ·

I dieci pianeti, carta per carta

Ogni blocco qui sotto è un piccolo ritratto: il volto classico del pianeta, la sua firma nei tarocchi e le carte su cui quella firma si legge meglio. I segni indicati per ciascun pianeta sono i domicili tradizionali; i tre esterni moderni — Urano, Nettuno, Plutone — compaiono con le co-reggenze che la Golden Dawn ha loro attribuito, non con il vecchio schema a signore unico.

Dove una carta porta più di un’eco planetaria — La Stella, per esempio, viene talvolta ricondotta all’Acquario e quindi a Saturno per domicilio, invece che a Urano per attribuzione moderna — questa pagina segue l’attribuzione che la Golden Dawn registra nel Book T. Le differenze fra sistemi, Thoth contro Rider-Waite-Smith, soprattutto intorno allo scambio Forza/Giustizia e alle assegnazioni di Stella e Torre, sono citate soltanto dove cambiano davvero la lettura planetaria.

Sole

· Classici ·

Sol · Elio · Apollo

Il Sole è la sorgente della visibilità e del calore. Nell’astrologia ellenistica ha domicilio nel Leone ed esaltazione nell’Ariete; nei tarocchi porta le carte più chiare del mazzo, la gioia senza difese del pieno giorno e il centro fermo del cuore. Il Thoth di Crowley e Frieda Harris dipinge le sue carte solari quasi accecanti, oro su oro; il Sole disegnato da Pamela Colman Smith mostra invece un bambino a cavallo sotto un disco solare letterale, contento più che trionfante. Le due letture concordano su una cosa: il dono del Sole non è la potenza, è la leggibilità — il modo in cui una faccenda si mostra quando finalmente si lascia vedere per intero.

· Segni di domicilio ·
Leone (domicilio) · Ariete (esaltazione)

· Carte che ne portano la firma ·

  • La Forzacoraggio solare; la mano sulle fauci del leone, senza violenza.
  • Il Solela gioia indifesa, ciò che diventa possibile alla luce piena.
  • Tre di BastoniSole in Ariete II, lo sguardo portato oltre il primo orizzonte.
  • Sei di CoppeSole in Scorpione II, il calore che la memoria trattiene dopo il cambio di stagione.
  • Dieci di SpadeSole in Gemelli III, la luce del giorno dopo una lunga notte della mente.
  • Quattro di DenariSole in Capricorno III, l’oro che non si vuole lasciar muovere.
  • Otto di DenariSole in Vergine I, l’apprendista che sorprende la propria luce.

Luna

· Classici ·

Luna · Selene · Artemide

La Luna governa le maree del sentire e il territorio che la mente sveglia non riesce a cartografare: il sogno, l’istinto, il sapere proprio del corpo. Il suo segno è il Cancro, la sua esaltazione il Toro; nel mazzo dà le carte che ti vengono incontro quando la lingua ha smesso di aiutare. La Papessa siede davanti a un velo — Rachel Pollack vi legge la soglia di ciò che non è ancora detto; La Luna, diciottesimo arcano, ti mette sul sentiero fra due torri in una mezza luce, dove si legge dalle tracce bagnate rimaste sulla sabbia. Le carte lunari premiano la pazienza come la premia la pesca: la luna non si prende, le si concede di avvicinarsi.

· Segni di domicilio ·
Cancro (domicilio) · Toro (esaltazione)

· Carte che ne portano la firma ·

  • La Papessala soglia lunare; ciò che si sa prima di poterlo pronunciare.
  • Il Carromoto retto dalla Luna; slancio portato attraverso acqua emotiva.
  • La Lunail paese del sogno; ciò che sale in superficie soltanto di notte.
  • Nove di BastoniLuna in Sagittario II, la veglia notturna che ha imparato a leggere le ombre.
  • Quattro di CoppeLuna in Cancro III, la coppa ritirata dentro la propria marea.
  • Due di SpadeLuna in Bilancia I, gli occhi bendati sotto una bilancia lunare.
  • Sette di SpadeLuna in Acquario III, il pensiero notturno che prende ciò che non gli appartiene.
  • Sei di DenariLuna in Toro II, la generosità regolata su un flusso e riflusso silenzioso.

Mercurio

· Classici ·

Ermes · il messaggero; psicopompo e ingannatore

Mercurio è il pianeta dei passaggi: fra mondi, fra teste, fra la parola e la cosa. Ha domicilio nei Gemelli e nella Vergine, i due segni dell’articolazione — uno si muove fra le persone, l’altra fra il fatto e la ragione — ed esalta nella Vergine stessa, unico caso di coincidenza fra le due dignità. Le carte mercuriali del mazzo sono quelle che girano su una frase sola: Il Bagatto che nomina i suoi strumenti, la lanterna dell’Eremita che sceglie il passo seguente, la scelta per discernimento degli Amanti. Nel Thoth il primo arcano è raddoppiato e triplicato, tre figure in eco, perché Mercurio è sempre già in dialogo con sé.

· Segni di domicilio ·
Gemelli · Vergine (domicilio; esaltazione in Vergine)

· Carte che ne portano la firma ·

  • Il Bagattol’intelligenza svelta del mercurio; il canale che dà il nome alle cose.
  • Gli Amantidiscernimento mercuriale; la scelta che gira su una frase.
  • L’EremitaMercurio attraverso la Vergine; la lanterna che sceglie il passo seguente.
  • Otto di BastoniMercurio in Sagittario I, andatura alla velocità del pensiero.
  • Tre di CoppeMercurio in Cancro II, la lingua che scalda una cerchia di amiche.
  • Sei di SpadeMercurio in Acquario II, la traversata a cui basta la parola giusta.
  • Cinque di DenariMercurio in Toro I, il messaggio che non arriva in tempo.
  • Dieci di DenariMercurio in Vergine III, l’eredità come storia finalmente raccontata.

Venere

· Classici ·

Afrodite · ciò che accorda i contrari

Venere è il principio dell’attrazione e dell’accordo: ciò che tiene insieme una coppia, ciò che dà dolcezza a un’intesa. Ha domicilio nel Toro e nella Bilancia — terra e aria, il corpo e la misura — ed esalta nei Pesci. Le carte venusiane del mazzo sono quelle in cui la figura riceve invece di dirigere: L’Imperatrice sul trono imbottito, La Giustizia in equilibrio, la carezza silenziosa della Forza sul collo del leone. Pollack legge L’Imperatrice come l’immagine venusiana più densa del mazzo, una grande madre la cui cura è il primo suolo del mondo; il Thoth satura le sue carte di rose, colombe e conchiglie, e Botticelli, tre secoli prima, aveva già dato a quella conchiglia la forma che l’Italia riconosce senza bisogno di didascalia.

· Segni di domicilio ·
Toro · Bilancia (domicilio; esaltazione in Pesci)

· Carte che ne portano la firma ·

  • L’ImperatriceVenere in trono; l’abbondanza come sua prima lingua.
  • Il PapaVenere attraverso il Toro, il maestro la cui linea dà forma.
  • La GiustiziaVenere attraverso la Bilancia; l’equilibrio letto come relazione.
  • Quattro di BastoniVenere in Ariete III, la soglia inghirlandata d’edera.
  • Due di CoppeVenere in Cancro I, l’incontro che non è ancora promessa ma è già legame.
  • Sette di CoppeVenere in Scorpione III, l’attrazione tirata in sette forme insieme.
  • Cinque di SpadeVenere in Acquario I, l’armonia spezzata perché l’aria si è fatta sottile.
  • Nove di DenariVenere in Vergine II, il giardino coltivato per proprio piacere.

Marte

· Classici ·

Ares · il dio della guerra; il taglio

Marte è il pianeta della forza, del taglio, dell’istante in cui una cosa viene decisa. Ha domicilio nell’Ariete e, nello schema classico, nello Scorpione, ed esalta in Capricorno. Le sue carte nel mazzo sono quelle rumorose: lo scettro dell’Imperatore, il fulmine della Torre, le zuffe del Cinque e del Sette di Bastoni. Hajo Banzhaf legge le carte marziali come la spina dorsale della lettura, il punto in cui il mazzo smette di descrivere e comincia a esigere. La Torre del Thoth è la sua immagine più pura: un fulmine che non tratta. Dante, non a caso, mette nel cielo di Marte i combattenti per la fede e vi fa parlare l’avo Cacciaguida — la voce più asciutta e più tagliente del Paradiso.

· Segni di domicilio ·
Ariete · Scorpione (domicilio; esaltazione in Capricorno)

· Carte che ne portano la firma ·

  • L’ImperatoreMarte strutturato in governo; lo scettro che ordina un regno.
  • La Torreil fulmine di Marte; una struttura che è caduta perché doveva cadere.
  • Due di BastoniMarte in Ariete I, la forza all’inizio del proprio arco.
  • Sette di BastoniMarte in Leone III, la collina difesa con ciò che resta.
  • Cinque di CoppeMarte in Scorpione I, la perdita che arriva come ferita e non come sospiro.
  • Dieci di CoppeMarte in Pesci III, una gioia che regge perché ha attraversato il fuoco.
  • Nove di SpadeMarte in Gemelli II, la mente che si taglia al buio.
  • Tre di DenariMarte in Capricorno II, la forza messa in riga dal mestiere.

Giove

· Classici ·

Zeus · il grande benefico; dilatazione

Giove è il principio dell’ampliamento: la cornice che si allarga, la buona sorte che arriva perché il campo è stato lavorato a lungo. Ha domicilio nel Sagittario e, per la tradizione classica, nei Pesci, ed esalta in Cancro. La Ruota della Fortuna è la sua carta d’elezione — la ruota che Boezio descrive nella Consolazione della filosofia e che Dante riprende nel settimo canto dell’Inferno, dove la Fortuna volve sua spera e beata si gode: moto cosmico, non capriccio. La Temperanza ne porta il lato sagittariale, l’angelo che mescola ciò che prima non si mescolava. Fra le numerali, le carte gioviali arrivano quando un arco lungo finalmente si apre: il rientro della vincitrice nel Sei di Bastoni, la sazietà piena del Nove di Coppe. Giove non inventa, ingrandisce ciò che era già in movimento.

· Segni di domicilio ·
Sagittario · Pesci (domicilio; esaltazione in Cancro)

· Carte che ne portano la firma ·

  • La Ruota della Fortunala ruota di Giove; la cornice si allarga oltre le scelte di chi vi sta dentro.
  • La TemperanzaGiove attraverso il Sagittario; l’angelo che mescola i contrari senza versare.
  • Sei di BastoniGiove in Leone II, il rientro che fa uscire la città ad accogliere.
  • Nove di CoppeGiove in Pesci II, il desiderio che le nove coppe onorano.
  • Quattro di SpadeGiove in Bilancia III, una sosta larga quanto un’intera campagna.
  • Otto di SpadeGiove in Gemelli I, la gabbia che il pensiero costruisce quando la cornice è diventata troppo larga.
  • Due di DenariGiove in Capricorno I, il giocoliere che un orizzonte ampio rende possibile.

Saturno

· Classici ·

Crono · custode del limite; il grande malefico

Saturno è il pianeta del confine, del tempo come vincolo operante, della porta che si chiude per una buona ragione. Ha domicilio in Capricorno e Acquario ed esalta in Bilancia. Le sue carte nel mazzo sono quelle pesanti: il bastone dell’Eremita, la posizione fissa dell’Appeso, il compimento del Mondo. Il Thoth assegna a Saturno anche XV Il Diavolo, perché Saturno in Capricorno è il suo decano; ciò che in una lettura sbrigativa sembra catena, per Crowley è la limitazione materiale insolubile che a un corpo dà finalmente appoggio. Dante colloca nel cielo di Saturno i contemplativi, e vi fa salire la scala d’oro di san Pier Damiano: le carte saturnine premiano la pazienza e non si lasciano mettere fretta.

· Segni di domicilio ·
Capricorno · Acquario (domicilio; esaltazione in Bilancia)

· Carte che ne portano la firma ·

  • Il MondoSaturno che chiude il cerchio; l’intero udito come compimento.
  • Dieci di BastoniSaturno in Sagittario III, il carico portato fino in fondo all’arco lungo.
  • Otto di CoppeSaturno in Pesci I, partire in piena luce senza affrettarsi a chiamarlo abbandono.
  • Tre di SpadeSaturno in Bilancia II, il dolore come struttura che si prende il proprio tempo.
  • Sette di DenariSaturno in Toro III, la pazienza che lascia finire la stagione.

Urano

· Moderni (dopo il 1781) ·

Urano · il cielo; il fulmine dei moderni

Urano fu scoperto da William Herschel nel 1781 e accolto nel canone astrologico occidentale nel secolo seguente. La Golden Dawn gli ha dato la co-reggenza dell’Acquario, accanto a Saturno, e gli ha assegnato le carte che girano su una rottura e non su una pendenza: l’intuizione improvvisa, lo strappo senza preavviso, l’idea che arriva da fuori del sistema. La Stella, diciassettesimo arcano, è la sua immagine più nitida nello schema della Golden Dawn: una figura versa acqua sotto un cielo che non somiglia a nessun cielo conosciuto. Leggi le carte uraniane come i momenti in cui la frase precedente non è più la forma giusta per la frase seguente.

· Segni di domicilio ·
Acquario (co-reggenza moderna, con Saturno)

· Carte che ne portano la firma ·

  • Il MattoUrano nell’attribuzione di Crowley e del Thoth; il salto che il vecchio sistema non aveva previsto.
  • La StellaUrano attraverso l’Acquario; la limpidezza che arriva senza preavviso, dopo una Torre.

Nettuno

· Moderni (dopo il 1781) ·

Poseidone · il mare; dissoluzione

Nettuno fu scoperto con il calcolo prima che con la lente: Le Verrier lo dedusse nel 1846 dalle perturbazioni di Urano, e solo dopo il telescopio confermò il punto di cielo indicato. L’astrologia moderna gli assegna la co-reggenza dei Pesci. Nei tarocchi Nettuno è L’Appeso, dodicesimo arcano, nell’attribuzione riveduta della Golden Dawn: la figura la cui sospensione della volontà è insieme una sospensione del tempo. Le carte nettuniane sono acquatiche in un senso diverso dalle Coppe — chiedono che cosa resti quando l’io smette di insistere. L’attribuzione classica del dodicesimo arcano all’elemento Acqua precede Nettuno di secoli; le due letture stanno bene insieme e non si escludono.

· Segni di domicilio ·
Pesci (co-reggenza moderna, con Giove)

· Carte che ne portano la firma ·

  • L’AppesoNettuno nell’attribuzione moderna; l’essere appeso come scioglimento della volontà.

Plutone

· Moderni (dopo il 1781) ·

Ade · ciò che è nascosto; mutamento per discesa

Plutone fu individuato nel 1930, così tardi che nessuno dei fondatori della Golden Dawn fece in tempo a vederne l’attribuzione; l’astrologia moderna gli dà la co-reggenza dello Scorpione. Nei tarocchi la firma plutoniana sta nelle carte del mutamento irreversibile: La Morte e Il Giudizio. Non sono finali decorativi — sono il modo in cui il mazzo segnala la soglia oltre la quale la persona che si era non è più raggiungibile. La lettura che Mary K. Greer dà del tredicesimo arcano insiste esattamente su questa distinzione: non la morte come evento, ma la morte come condizione della rinascita. Sotto quest’attribuzione, il Giudizio è il rovescio della stessa soglia — ciò che era sepolto viene richiamato alla luce e reso pronunciabile.

· Segni di domicilio ·
Scorpione (co-reggenza moderna, con Marte)

· Carte che ne portano la firma ·

  • La MortePlutone nell’attribuzione moderna; la soglia oltre la quale la persona di prima non torna.
  • Il Giudizioil volto di resurrezione di Plutone; ciò che richiama alla luce quanto era nascosto.

Una nota sui tre esterni moderni

Urano, Nettuno e Plutone non appartengono alla tradizione ellenistica dei sette pianeti, quella che i magi del Rinascimento hanno ereditato e che Ficino insegnava a Firenze. Urano fu osservato al telescopio nel 1781, Nettuno calcolato e poi avvistato nel 1846, Plutone trovato su lastra fotografica nel 1930. La Golden Dawn, fondata nel 1888, è il primo sistema ad averli accolti dentro uno schema tarocchico ermetico; il Thoth di Crowley, dipinto con Lady Frieda Harris fra il 1938 e il 1944, rifinisce e fissa le attribuzioni moderne presentate qui.

Le letture più antiche di tradizione marsigliese non assegnano affatto Urano, Nettuno e Plutone e lasciano le loro carte sotto i sette classici — La Torre sotto Marte, per esempio, e non sotto Urano inteso come sconvolgitore. Entrambe le posizioni si sostengono. Noi elenchiamo le attribuzioni della linea Golden Dawn e Thoth perché è il sistema su cui poggia il resto del sito, ma chi legge con l’occhio marsigliese non sbaglia: sta semplicemente usando un altro prontuario di stile.